Labnet: Ann: l'Ernesto Newsletter n. 90 - 7 novembre 2009
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Mon Nov 9 09:34:53 CET 2009
l'Ernesto Newsletter n.90 - 7 novembre 2009 - I dieci giorni che sconvolsero il mondo
Perché ricordiamo la Rivoluzione d’Ottobre
di Alexander Höbel
A 92 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, qualcuno potrebbe chiedersi (e chiederci) perché celebriamo ancora quell’evento. A parte il fatto che anche date come il 14 luglio 1789 continuano a essere giustamente ricordate e celebrate, il punto centrale è un altro; e cioè che continuiamo a pensare che quell’evento abbia cambiato la storia del mondo, e che i suoi insegnamenti – e in generale la lezione del leninismo – siano tuttora fondamentali. Leggi tutto <http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=18549>
Il ruolo della lotta teorica e la lezione di Lenin
di Andrea Catone
Si sa, da diverso tempo la storia del marxismo non è oggetto di riflessione e dibattito teorico-politico, le grandi questioni teoriche che appassionarono i protagonisti del movimento operaio nella fase della sua costituzione e ascesa negli ultimi decenni dell’800 e i primi del ‘900, o nella fase dell’affermazione del primo stato operaio, e che conobbero in Occidente una ripresa legata alle lotte degli anni 1960-70, appaiono oggi abbandonate in soffitta... Leggi tutto <http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=get_filearticolo&IDArticolo=18398>
Nel quarto anniversario della Rivoluzione d'Ottobre
Lenin, 14 ottobre 1921
... Noi abbiamo cominciato quest'opera. Quando, entro che termine precisamente, i proletari la condurranno a termine? Ed a quale nazione apparterranno coloro che la condurranno a termine? Non è questa la questione essenziale. È essenziale il fatto che il ghiaccio è rotto, la via è aperta, la strada è segnata.
Continuate pure le vostre ipocrisie, signori capitalisti di tutti i paesi, che «difendete la patria» giapponese contro quella americana, l'americana contro la giapponese, la francese contro l'inglese, ecc! .... Alla guerra imperialista, alla pace imperialista, la prima rivoluzione bolscevica ha strappato i primi cento milioni di uomini. Le rivoluzioni successive strapperanno a simili guerre ed a simili paci l'umanità intera.
E l'ultima nostra opera — la più importante, la più difficile, la più incompiuta — è l'organizzazione economica, la costruzione di una base economica per il nuovo edificio socialista che sostituisce quello vecchio e feudale distrutto, e quello capitalista semidistrutto. In questa opera, che è la più difficile e la più importante, abbiamo, più che in ogni altra, subito insuccessi e commesso errori. Come se si potesse incominciare senza insuccessi e senza errori un'opera simile, nuova al mondo! Ma noi l'abbiamo iniziata. Noi la continuiamo. Noi correggiamo appunto ora, con la nostra «nuova politica economica», tutta una serie di errori da noi commessi, noi impariamo come si deve proseguire nella costruzione dell'edificio socialista, in un paese di piccoli contadini, senza cadere in questi errori.
Le difficoltà sono immense. Noi siamo abituati a lottare contro difficoltà immense. Non per nulla i nostri nemici ci hanno soprannominati uomini «granitici» e rappresentanti di una «politica che spezza le ossa». Ma noi abbiamo imparato anche, per lo meno sino a un certo punto, un'altra arte, necessaria nella rivoluzione, la flessibilità, la capacità di cambiare rapidamente e bruscamente la nostra tattica, di tenere in considerazione i mutamenti delle condizioni obiettive, di scegliere una nuova via verso il nostro scopo se quella di prima si è dimostrata inapplicabile, impossibile per un determinato periodo di tempo…
...Con uno studio tenace e perseverante, verificando praticamente l'esperienza di ogni nostro passo, non temendo di rifare più volte ciò che si è incominciato, correggendo i nostri errori, considerandone attentamente il significato, noi passeremo anche nelle classi successive. Noi seguiremo tutto il «corso», quantunque le circostanze della economia e della politica mondiale lo abbiano reso molto più lungo e difficile di quanto non avremmo voluto. Per quanto siano dure le sofferenze del periodo transitorio… noi non ci perderemo d'animo e, ad ogni costo, condurremo la nostra causa a una fine vittoriosa …
L'internazionale, una musica che resiste all’usura del tempo
In occasione del 7 novembre – ricorrenza della Rivoluzione d’Ottobre – vogliamo proporre quattro diverse versioni (con video) dell’Internazionale.
La prima è quella originaria, in francese, con testo di Eugèn Pottier e musica di Pierre Degeyter; la seconda è nell‘ interpretazione solenne dell’Armata Rossa; la terza, del 1994, è strutturata sul raffinato testo di Franco Fortini ed è cantata da Ivan Della Mea; la quarta è la “classica” Internazionale con testo in italiano.
Composta dal poeta e chansonnier Eugène Pottier nel 1871, durante la Comune di Parigi, L'Internazionale venne messa in musica nel 1888 da Pierre Degeyter; l'anno seguente divenne l'inno del movimento operaio francese. Nel 1910 fu adottata dalla II Internazionale e tradotta in numerose lingue; la versione italiana è opera di Filippo Turati. La sua versione russa fu anche l'inno dell'URSS dal 1917 al 1941, quando fu poi sostituita dall' Inno dell'Unione Sovietica e divenne l'inno di partito del PCUS.
Visita la nostra homepage per guardare i video <http://www.lernesto.it/>
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